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Sentiero etnografico Rio Caino

di Lunedì, 07 Marzo 2016
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Il sentiero di Rio Caino è uno dei luoghi più suggestivi di tutta la Valle del Chiese. Attraverso il piccolo ponte sospeso sopra il fiume Chiese, in un tratto di qualche chilometro si può visitare un insieme straordinario ed irripetibile di insediamenti artigianali come fucine e fornaci per la calcina, di trincee militari risalenti alla Prima Guerra Mondiale, di edifici rurali e malghe dove si esercitavano le attività rurali del fabbroferraio, del casaro, del boscaiolo, del carbonaro, nonché un interessante gioiellino botanico: l'orto della strega Brigida.
Queste antiche testimonianze etnografiche, si trovano immerse in ampie pinete e faggete dove flora e fauna regnano indisturbate.

Cimego è stato teatro di uno dei tanti episodi dell'eresia apostolico dolciniana avvenuti in terra trentina. Qui, agli inizi del Trecento, Dolcino, accompagnato dalla fedele Margherita, predicò la propria dottrina raccogliendo intorno a sè numerosi seguaci, tra i quali il suo braccio destro "maestro fabbro Alberto da Cimego" e sua moglie Bianca. Per ricordare questi particolari avvenimenti è stato allestito lungo il sentiero etnografico un caratteristico "museo": la Casa Museo di Dolcino e Margherita.

Sul Sentiero sono attualmente funzionanti due fucine: quella di proprietà di  Gelsomino Girardini, fabbro ancora in attività, e quella  recentemente  ristrutturata dal comune di Cimego; entrambe  funzionano grazie all'acqua del Rio Caino. Quest'ultima è stata trasformata in una sorta di "museo vivente". Visitandola potrai infatti seguire tutti i cicli della lavorazione del ferro. E' un laboratorio di grande interesse, anche dal punto di vista didattico, già visitato da escursionisti, appassionati del settore e, soprattutto, da scolaresche provenienti da diverse regioni d'Italia.

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Tra i tanti insediamenti artigianali presenti sul Sentiero -  fucine per la lavorazione del ferro, strutture per la preparazione della calce, del carbone e per la lavorazione del legname -  non poteva certo mancare un edificio come  "il vecchio mulino".
La caratteristica costruzione, solo di recente rimessa in funzione, azionata dall'acqua del Rio Caino, ripercorrendo l'intero ciclo di lavorazione dei cereali, dalla macinazione alla cottura del pane, ripropone a turisti e visitatori il fascino dei mestieri antichi.

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Siamo nel settore del Sentiero in cui sono tuttora visibili trincee coperte e camminamenti, tracce tangibili della drammatica presenza della Grande Guerra (1915-1918) in questi territori.

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Gioiello botanico presente sul Sentiero è " l'orto della strega Brigida" dove sono state raggruppate alcune delle molteplici erbe da lei usate. Sostiene l'antropologa Michela Zucca: "La conoscenza stregonesca delle essenze naturali era talmente profonda da permettere alle maghe l'impiego di sostanze pericolosissime, sia in funzione terapeutica che allucinogena. Per interpretare la volontà degli spiriti, oppure soltanto per estraniarsi da una realtà fatta di dolore, miseria e fame, ci si procurava uno stato allucinatorio in cui si facevano dei veri e propri viaggi nel mondo dell'al di là".

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La parola "Strega" deriva da "STRIX", termine latino che indicava certi uccelli notturni.
Non tutti lo sanno, ma raramente si nasce Streghe: più spesso lo si diventa. La Strega è infatti una donna qualsiasi, che è riuscita a ottenere poteri magici più o meno grandi e una vita molto lunga. Ci sono, però, donne che sembrano più predisposte di altre alla stregoneria e che possiedono dei poteri innati, quasi sempre ereditari.
Esistono Streghe buone e Streghe cattive, mentre alcune sono entrambe le cose, a seconda delle occasioni.
Per secoli le Streghe furono non solo temute, ma anche perseguitate. Una donna accusata di praticare la stregoneria veniva processata e condannata a essere impiccata o bruciata viva.

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Il lavoro nei boschi è un altro di quei lavori che hanno interessato la nostra piccola comunità fin dai tempi più antichi. L'abbondanza di legname, soprattutto larici ed abeti,  presente nei boschi che circondano l'abitato di Cimego, ha infatti sempre rappresentato un ineludibile punto di riferimento per l'economia locale.
Nel corso degli anni, numerosi sono stati gli uomini che, per scelta o per necessità, hanno scelto la professione del "borér", cioè del boscaiolo che si dedicava al taglio, alla pulitura ed al trasporto sulla strada delle "bore" (tronchi di pianta ad alto fusto). Il Sentiero quindi non poteva evitare di dedicare un apposito settore anche a questo pesante e faticoso lavoro.

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"Sfrondare la legna, costruire il poiàt, sorvegliarlo, scaricarlo ed insaccare il carbone erano operazioni che intere famiglie di carbonari ripetevano continuamente nella lunga stagione sull'aiàl. E questo dalla fine di marzo alla fine di novembre".

(Tratto da: Delio Brigà, La fata Gavardina, Publiprint Editrice)

Eccoti giunto nel settore che il Sentiero ha dedicato ad un mestiere che con la comparsa del gas e di altri combustibili è andato via via scomparendo: il mestiere del carbonaio, mestiere faticoso e spesso mal pagato.
Seguimi nelle prossime righe e potrai ripercorrere tutte le fasi che vanno dall'iniziale accatastamento della legna alla produzione del carbone.

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Tra le tante pratiche produttive oggi abbandonate ma ancora vive nella memoria di pochi testimoni, vi è quella del "calcherot ", del produttore di calce. Ricordare queste pratiche è uno dei compiti che il Sentiero si è assunto.
Nelle righe che seguiranno saranno ripercorse le principali tappe della produzione della calce, dalla raccolta della legna e dei sassi calcarei, alla costruzione della "calchera", dalla cottura  dei sassi allo scaricamento, alla produzione della calce viva.

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Lo si raggiunge dopo aver sostato nell'ampia e bellissima piana di Malga Caino, subito sotto il calcinaio (fase discendente del persorso). Non è ancora ultimato, ma già dalla sua struttura di base presente fin d'ora è facile intuire lo scopo per cui era stato costruito: praticare l'uccellagione, ovvero catturare gli uccelli senza far uso di armi.
In uso da secoli (forse già nel Cinquecento), i roccoli consentivano di fermare un grande numero di volatili e venivano costruiti nelle zone interessate da consistenti flussi migratori.